Intervista a Narciso

Psicoterapia

Tempo fa ho avuto la fortuna di parlare con Narciso. Parlo di fortuna perchè, come tutti sanno, non è facile per nessuno riuscire ad incontrarlo, quindi so di avere avuto una grande occasione e considero il fatto un grande privilegio. Non è compito semplice riportare le sue parole senza omettere nulla, senza interpretare o senza aggiungervi niente di mio. Ad ogni modo ho deciso lo stesso, con il suo permesso, di mettere per iscritto la nostra intervista. Spero di averlo fatto al meglio. Auguro a tutti voi una buona lettura.

 

Narciso, innanzitutto grazie per avermi concesso questa intervista. In realtà non me l’aspettavo. Come mai hai deciso di accettare questa mia proposta?

«Mi è piaciuta l’idea di poter raccontare la mia storia, visto che finora l’hanno fatto sempre altri al posto mio. So che si è parlato molto di me e nemmeno tanto bene, giusto?»

Effettivamente….

«Prima di iniziare posso farti io una domanda? Volevo sapere chi sei e come mai sei qui».

Certo, mi sembra giusto. Sono una psicoterapeuta e ho avuto semplicemente la curiosità di parlare con te. Sai, anche nella psicologia si parla molto di te, ma io preferisco ascoltare le storie dai diretti interessati, piuttosto che da terze persone. Per questo, invece di mettermi anch’io a parlare di te, ho ritenuto più giusto parlare con te.

«Ho capito e ti ringrazio molto di questa opportunità. Spero di esserne capace… a parlare con me intendo. Ad ogni modo sono pronto, possiamo cominciare».

Dunque Narciso, puoi dirmi qualcosa della tua storia? Chi sono i tuoi genitori?

«Mio padre è il dio del fiume Cefiso e mia madre è la ninfa Liriope. Mio padre non l’ho mai conosciuto; lui ha amato mia madre una volta, imprigionandola, costringendola tra le sue onde e poi è scivolato via come sempre fa l’acqua del fiume che scorre incessantemente e non torna mai indietro. Mia madre è rimasta sola con me e mi ha dato tutto perchè io ero tutto per lei. Ricordo il suo sguardo innamorato: mi faceva sentire speciale, grandioso, capace di tutto».

E che mi dici di lei?

«Aveva gli occhi azzurri»

  E poi?

«Basta».

Non sai dirmi altro?

«No. Può sembrare strano, ma non saprei descriverla come persona. Ricordo solo i suoi occhi perchè mi guardavano sempre ed erano azzurri. So bene come mi vedeva e io non volevo deluderla, quindi davvero dovevo mostrarmi speciale, grandioso e capace di tutto. Non sono nato per me, ma per lei»

Che vuol dire?

«Vuol dire che non era importante chi ero davvero, ma solo quello che dovevo essere, quindi sono stato io il primo a vedermi così, con gli occhi di mia madre»

E non ti sei mai chiesto chi eri tu, come ti sentivi tu, al di là di come ti vedeva lei?

«No»

Perché?

«Fondamentalmente per due motivi: il primo, come ti ho detto, è che non volevo deluderla; il secondo è che avevo paura».

Di cosa?

«Quando sono nato mia mamma ha interrogato l’indovino Tiresia rispetto alla mia sorte. “Vivrà finché non conoscerà se stesso” le ha risposto lui. Ecco, avevo paura che si avverasse la sua profezia se mi fossi posto domande, se mi fossi ascoltato».

Quello che dici mi fa pensare al tuo nome, Narciso, che significa “sonno”, “torpore”. Tua mamma ti ha chiamato così prima o dopo avere ascoltato le parole di Tiresia?

«Bella domanda davvero! Non ci avevo mai pensato… In realtà mi ha chiamato Narciso prima di interrogare Tiresia. Può darsi che il nome che mi ha dato mia madre abbia determinato la profezia dell’indovino, chissà….».

Comunque ti ha aiutato vivere così, fedele al significato del tuo nome?

«Sicuramente! Non avevo malesseri, facevo quello che mi piaceva, ero bravo, ero forte, non mi serviva niente di più. Inoltre sapevo che tutti mi trovavano bello e attraente e ho fatto di questo il mio punto di forza».

In che senso?

«Grazie alla mia bellezza, sentivo di avere un potere su tutti e questo mi aiutava a non sentirmi mai debole, a non avere fragilità. Del resto, parliamoci chiaro, nessuno sarebbe stato interessato a come mi sentivo dentro. Insomma, gli altri mi vedevano speciale, così io – attraverso il loro sguardo – potevo continuare a sentirmi tale. In qualche modo questo sembra essere stato il filo conduttore della mia vita: a partire da mia madre fino a tutto il resto del mondo, è come se quest’ultimo per me fosse stato sempre solo uno specchio».

Quindi chiunque guardassi vedevi solo te stesso?

«Non so se si può dire esattamente così, però mi sono sempre sentito come dentro ad una bolla, non ho mai avuto molto contatto con l’esterno, ora che mi ci fai pensare».

Cioè?

«Cioè, per esempio, camminavo ma non me ne accorgevo e mi ritrovavo in un punto senza sapere come ci ero arrivato. Oppure guardavo una persona ma non la vedevo davvero; riuscivo solo a percepire come mi vedeva lei. O ancora, udivo i suoni della natura ma non mi davano emozioni, mangiavo ma non gustavo il cibo, mi accorgevo che era giorno, ma non sentivo il calore del sole sulla pelle. Mi rendo conto che a qualcuno potrebbe sembrare triste vivere così, ma per me era tutto molto normale».

Narciso, tu non hai mai amato nessuno?

«No. Non mi sono mai piaciute le persone deboli, chi rivela la sua fragilità al mondo esplicitando i propri sentimenti. E poi onestamente, quando vedevo qualcuno soffrire, non riuscivo davvero a capirlo, anzi a volte mi faceva proprio ridere! Ad esempio Eco… mi sembra si chiamasse così quella ninfa, ricordo bene?».

Si, Eco per l’appunto. Che cosa ti faceva ridere di lei?

«Be’, si diceva in giro che fosse tanto innamorata di me, ma io l’ho sempre sentita solo dire: “lasciami!”, “vattene!”, o altre cose così. Non mi sembra coerente, giusto?»

No, vista così effettivamente non è coerente

«Perché c’è forse un altro modo di vederla?»

Non so… sei tu che hai detto che il mondo per te è stato solo uno specchio

«Scusa ma non capisco il senso. Vuoi dire che quella stupida di Eco rifletteva qualcosa di me?»

Può darsi

«E cosa?»

Lasciami, vattene!

«Stai dicendo che Eco ripeteva le parole che le dicevo io?»

Penso di si. Comunque hai detto che quando qualcuno si innamorava di te ti sentivi speciale e importante e questo ti aiutava a mantenere una certa immagine di te, è giusto?

«Sì».

E allora perché con Eco è stato diverso?

«Perché io volevo piacere a persone interessanti, forti, potenti, belle e attraenti, non certo ad un essere così insignificante come Eco! A una che è talmente debole che non ha nemmeno il coraggio di dire ciò che pensa, anzi, che forse non pensa nemmeno con la sua testa! Dai, non farmi ridere! Sentirla piangere per me mi dava solo fastidio, e più piangeva più mi faceva saltare i nervi». (N.d.A. libera interpretazione del mito)

Perchè?

«Per il fatto stesso che fosse tanto innamorata di me, che voleva e aveva la pretesa di potersi unire a me. Perché, dico, ti sembra anche solo lontanamente possibile che io potessi pensare di unirmi a lei? Ad ogni modo, si, Eco la cacciavo io perché come ti ho detto, semplicemente, non-la-volevo!»

Quindi ti sentivi importante solo se piacevi a una persona importante; ti sentivi attraente solo se piacevi ad una persona attraente e così via, mentre se piacevi a Eco come ti sentivi?

«Non lo so, non ci ho mai pensato e sinceramente non mi va nemmeno di pensarci adesso, se non ti dispiace».

Certo che no, ci mancherebbe. A parte questo, non ti sei mai sentito solo?

«No. Quando avevo bisogno degli altri loro c’erano; quando non mi servivano più, che ci fossero o meno non mi interessava proprio».

Ho capito. Senti Narciso, cambiando discorso, che mi dici della punizione di Nemesi nei tuoi confronti?

«Nemesi… Parli della dea della giustizia? Non c’è molto da dire. Hai presente la legge del taglione? Io ho sempre rifiutato chi si innamorava di me e così lei mi ha fatto innamorare di me stesso, in modo che non avrei potuto fare altro che rifiutarmi da solo e provare quello che avevano provato tutti gli altri». (N.d.A. Libera interpretazione del mito)

Dici che è andata così?

«Non lo so, ma è quello che penso».

La senti una punizione giusta?

«No di certo, perché il primo ad essere stato rifiutato sono stato io: prima da mio padre che mi ha abbandonato ancora prima che nascessi, poi da mia madre che non ha voluto vedere chi ero davvero, poi da Tiresia che ha predetto che sarebbe stato giusto continuare così e poi da tutti gli altri che non si sono mai chiesti se dietro al mio aspetto e al mio atteggiamento ci fosse un individuo vivo, che sente e prova emozioni. Forse se qualcuno mi avesse chiesto “chi sei”, anche io mi sarei posto la stessa domanda e mi sarei dato meno per scontato, ecco. Invece, alla fine, ho continuato a fare quello che tutti hanno fatto con me e che quindi mi hanno insegnato e non ho saputo fare altro che dire “lasciami, vattene!”, proprio come dicevo ad Eco».

Quindi la tua vita è stata una serie di rifiuti? Gli altri con te, tu con gli altri e alla fine anche con te stesso?

«Esattamente. Per fortuna che me ne sono accorto solo alla fine, se no non l’avrei sopportato».

Narciso, un’ultima domanda: avresti potuto trovare una soluzione a tutto ciò?

«Si, certo, quella che conosci».

E cioè?

«Diventare un fiore».

Grazie Narciso, sei stato davvero prezioso

«Grazie a te».

Vuoi lasciare un messaggio a qualcuno?

«Sì. Puoi dire a chi mi incontra su un prato di stare attento a non calpestarmi: prima di tutto perché sono ancora molto bello e sarebbe un peccato sciuparmi, poi perché adesso – da fiore – mi sento anche un po’ fragile, non potrei difendermi e questo mi fa paura».

Nell’impossibilità di consumare l’amore, Narciso perse la sua bellezza
e l’assenza d’amore lo consumò
finché di lui non rimase che un fiore,
giallo nel mezzo e tutt’intorno petali bianchi

P.S. chiedo scusa ad Ovidio per aver cambiato i suoi splendidi versi, ma so che Narciso li avrebbe scritti così.

 

Per avere informazioni o prendere un appuntamento contatta subito la Dr.ssa Giovannelli chiamando il 3464382163 oppure scrivendo una mail utilizzando il modulo qui sotto

CONTATTI

Per contattare la Dott.ssa Giovannelli telefonare al 346/4382163 oppure utilizzare il modulo in basso

RICHIESTA INFORMAZIONI