La psicoterapia: una relazione adulta

Psicoterapia

In ogni psicoterapia, ci sono sempre due livelli: uno di contenuto e uno di relazione.

Il primo riguarda la propria storia personale e gli accadimenti esterni che vengono riportati durante le sedute; il secondo riguarda la relazione che si crea con il terapeuta ed è su quest’ultimo livello che mi soffermerò in questo articolo.

Al di là del modello di riferimento che utilizza uno psicoterapeuta e al di là della problematica per cui una persona arriva a chiedere aiuto, infatti, la psicoterapia è innanzitutto una relazione tra due persone adulte. Questa è una cosa che dico sempre a tutti in sede di primo colloquio.

Ci sono diversi elementi che caratterizzano – o perlomeno dovrebbero caratterizzare – una relazione adulta, in particolare due: la responsabilità e la libertà.

Vediamo la prima, ovvero la responsabilità.

Intraprendere una psicoterapia è una decisione adulta. Anche se chi la compie quasi sempre lo fa perché ha un sintomo che non lo fa stare bene, non è costretto, ma lo sceglie liberamente. Ne è la prova il fatto che molte persone, pur stando male, una psicoterapia non la iniziano mai. Se partiamo quindi da questo presupposto, va da sé che il terapeuta ha una parte della responsabilità rispetto all’andamento del percorso, mentre l’altra parte spetta alla persona che chiede aiuto. Si può infatti chiedere aiuto sentendosi comunque protagonisti del proprio cambiamento, oppure delegandolo ad un’altra persona, in questo caso il terapeuta. Quindi, al di là del problema, la prima domanda da porsi è: sono pronto o pronta ad assumermi la responsabilità della mia decisione? E poi la seconda: cosa significa per me impegnarmi attivamente in questo percorso? Sento di poter mettere in gioco qualcosa di me o mi aspetto che il terapeuta da solo mi aiuti a stare meglio? Oppure, al contrario, sento di caricare su di me anche le responsabilità del terapeuta e di voler guidare io la terapia per mancanza di fiducia o bisogno di controllo?

Vediamo poi il secondo elemento, ovvero la libertà.

Decidere di iniziare una psicoterapia è una scelta libera e, come si è liberi di iniziare, allo stesso modo si è altrettanto liberi di interrompere il percorso in qualsiasi momento. È giusto sentirsi liberi anche di dirsi come ci si sente: dire se proviamo un disagio, se c’è qualcosa che non ci piace, oppure dire di no quando non ci va di parlare di qualcosa che ci chiede il terapeuta. Sentirsi liberi non è scontato e possiamo quindi riflettere su come viviamo questa possibilità: ci alleggerisce l’idea di poter essere liberi in una relazione o sentiamo di avere una difficoltà ad esprimere i nostri bisogni, le nostre opinioni e quant’altro? Crediamo giusto che anche il terapeuta sia libero di dirci cosa pensa e cosa sente rispetto al percorso?

Quella terapeutica è senz’altro un tipo di relazione molto particolare, ma il modo di funzionare che abbiamo con gli altri fuori dalla stanza di terapia si riproporrà anche qui e allora possiamo considerare la terapia stessa come una sorta di “laboratorio”, dove poter vedere meglio ed analizzare le proprie modalità di funzionamento, le proprie difficoltà e le proprie risorse all’interno delle relazioni.

Tutto questo è già altamente terapeutico, perché spesso i sintomi che abbiamo hanno proprio cause relazionali. Quindi, se il terapeuta e la persona che chiede aiuto, riescono ad impostare fin dall’inizio la loro relazione su questi elementi, allora sarà molto più facile costruire insieme un percorso funzionale al superamento delle proprie problematiche.

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