Il respiro è vitalità

Psicoterapia corporea

Avete mai osservato attentamente un neonato mentre dorme? Se avete l’opportunità di farlo, vi accorgerete che tutto il suo corpo si muove al ritmo regolare del suo respiro. È proprio così: un bambino piccolo respira con tutto il suo corpo. Nessuno ci ha insegnato a respirare e farlo è il primo atto in assoluto che ognuno di noi ha compiuto appena è venuto al mondo. Un atto vitale involontario. Come mai allora, crescendo, ci sentiamo tutti incapaci di respirare?

Secondo Alexander Lowen, il fondatore dell’analisi bioenergetica, la causa del “blocco del respiro” risale alle emozioni che sono state represse nell’infanzia: se sente di non poter esprimere la tristezza, il bambino tratterrà il fiato per non piangere; se sente di non poter esprimere la rabbia, chiuderà la gola per non gridare oppure contrarrà il petto per trattenere questa emozione.

Con il passare del tempo, succede poi che queste contratture della gola, del petto, del diaframma, della pancia, diventano croniche. Ciò significa che da adulti percepiamo solo il fatto di avere il respiro bloccato, ma non sentiamo più l’emozione che abbiamo nascosto dietro questo blocco. In questo senso, possiamo considerare il blocco del respiro una forma di protezione dal sentire queste emozioni.

Il punto è che, bloccando il respiro, reprimiamo però qualsiasi emozione, anche la gioia, l’entusiasmo, la vitalità: da una porta chiusa infatti non può uscire niente. Se invece, per ipotesi, un bambino si sentisse libero di piangere, di urlare, di arrabbiarsi, ma anche di ridere e di gridare dalla felicità, ricevendo da parte dell’adulto una risposta empatica e adeguata ed un incoraggiamento ad esprimere emozioni, probabilmente questo si verificherebbe in misura molto minore.

In un percorso di analisi bioenergetica, il lavoro sul respiro ha un’importanza fondamentale. Non ci sono esercizi da fare per imparare un modo specifico di respirare, ma si tratta più semplicemente di tornare al nostro modo naturale di farlo: ispirare spontaneamente per caricarci di energia vitale ed espirare spontaneamente per lasciare andare le tensioni ed abbandonarci alle sensazioni del corpo.

Se il respiro è il nostro primo atto di vita involontario, vuol dire che la nostra vitalità è innata e che siamo noi che nel tempo la blocchiamo volontariamente per i motivi suddetti. Si può concludere quindi che ri-imparare a respirare diventa di “vitale” importanza? Una domanda da porci e da lasciare aperta mentre proviamo a “lasciarci respirare”, semplicemente provando a non interferire più o meno volontariamente con la nostra respirazione involontaria e quindi con la nostra vitalità.

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