Essere o non essere. Dubbi e paure sulla psicoterapia

Psicoterapia

“Zia Banu prese il Sacro Corano, conservato sotto una copertina di madreperla nel cassetto del comodino. Aprì una pagina a caso e lesse: “E io sono più vicino all’uomo della sua vena giugulare” (50:16).
“Allah” sospirò ” tu mi sei più vicino della mia giugulare. Aiutami in questo dilemma. Donami l’oblio dell’gnoranza oppure dammi la forza per sopportare la conoscenza. Per la tua scelta ti sarò grata, ma ti prego di non lasciarmi impotente e insieme consapevole” (Elif Shafak, “La bastarda di Istanbul”)

Chiunque ha iniziato un percorso di psicoterapia sa che una delle prime piacevoli esperienze è la sensazione che si aprano per sè delle nuove porte che conducono ad esplorare stanze fino ad allora sconosciute, a vedere le cose con occhi diversi e per questo a trovare nuove soluzioni ai propri problemi.
Dopo questo primo felice momento, tuttavia, può essere normale sentire dentro di sè delle contraddizioni: da una parte si vuole andare fino in fondo nella risoluzione di un problema o di un malessere, dall’altra si ha paura a farlo perchè non si sa dove può portarci la strada che abbiamo intrapreso.

Il dilemma diventa quindi quello di zia Banu: è meglio sapere o non sapere? E’ meglio vivere nella consapevolezza oppure nell’ignoranza?

Questo quesito nasce dal timore di venire a conoscenza di chissà quale terribile verità relativa alla propria vita e di non avere la forza per affrontare la sofferenza che si immagina nascosta dietro di essa. In realtà la verità è legata al dolore soltanto nella misura in cui si continua a lottare per tenerla nascosta perchè così agisce dentro di noi in maniera inconscia, manifestandosi sotto forma di sintomi.

La paura di zia Banu è comprensibile, ma è solo una fantasia perchè la consapevolezza e l’impotenza non possono andare d’accordo.
La consapevolezza di sè infatti non può riguardare solo la parte oscura della propria vita: una volta avviato il processo di conoscenza, la consapevolezza si estende anche alla propria forza interiore. Di conseguenza il senso di impotenza diminuisce con il crescere del livello di consapevolezza di sè e non può mai essere il contrario.
Rovesciando la medaglia si può dire quindi che meno si è consapevoli e più ci si sente impotenti, visto che è possibile affrontare e trasformare soltanto ciò che si conosce.

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