Quando l’altro mi fa soffrire. La richiesta di terapia per qualcun’altro

Psicoterapia

Comunemente si può pensare che chi richiede una psicoterapia lo faccia sempre per risolvere un problema personale, che chi chiede aiuto lo faccia per sè, a causa di un proprio specifico malessere. Spesso infatti è così.

Tuttavia può anche accadere di rivolgersi ad un professionista “a nome di qualcun’altro” che può essere un figlio, un genitore, un compagno, un parente. In questi casi ci si rivolge allo psicologo perchè una persona a cui vogliamo bene sta male, ha un sintomo o un problema e la sua difficoltà ci tocca da vicino, ci dispiace vederla così e vorremmo fare qualcosa per aiutarla. Altre volte perchè il suo problema ci tocca in prima persona e quindi fa soffrire profondamente anche noi.
A volte la persona in questione è informata della nostra decisione perchè glielo abbiamo detto, altre volte invece della nostra fatidica telefonata non ne sa nulla.

Indipendentemente da questo, è sempre un’azione positiva rivolgersi a qualcuno. E’ possibile aiutare una persona cara se si decide di farlo, ma naturalmente – soprattutto se il problema è grande e complesso – è difficile farcela da soli, senza l’aiuto di un esperto.

A questo punto le strade percorribili possono essere diverse.

Se la persona in questione è disposta a farsi aiutare, ma da sola non ce la fa, possiamo accompagnarla personalmente e partecipare ai colloqui insieme a lei, con una funzione di chiarificazione e di sostegno. Questo almeno in una prima fase, per poi sentire e decidere con l’aiuto dello psicologo se sia meglio proseguire in questo modo oppure optare per un percorso individuale.

Se invece la persona non riconosce di avere un problema e non vuole sentir parlare di psicologi e quant’altro, è comunque bene comunicarle esplicitamente la nostra preoccupazione nei suo confronti e dirle che, per questo motivo, siamo decisi a rivolgerci noi stessi ad un professionista: chi sta accanto ad una persona che soffre o che lo fa soffrire con i suoi comportamenti ha diritto a farsi sostenere. In questo modo potrà sviluppare maggiore chiarezza e forza per gestire al meglio la sua situazione.

Un’altra strada possibile è quella di provare a coinvolgere nella nostra decisione altre persone care che sentiamo che potrebbero aiutarci. In questo modo si può lavorare con lo psicologo per costruire una “rete” di sostegno valida per fare in modo che nessuno rischi più di cadere nel vuoto.

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